Intervento di Maria Cristina Addis al XXXVII convegno AISS “ARTI E POLITICA” (audio)

Di seguito riportiamo la registrazione e l’abstract dell’intervento di Maria Cristina Addis “Se il teatro pensa il mondo attraverso il cinema” realizzato in occasione XXXVII convegno nazionale dell’Associazione Italiana Studi Semiotici (“Politica 2.0 – Memoria, etica e nuove forme della comunicazione in politica”) svoltosi a Bologna dal 23 al 25 ottobre 2009.

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

Quarta parte

Abstract intervento

La terza sezione dell’opera teatrale The man with 5 fingers, ideata e performata dal gruppo olandese Hotel Modern e andata in scena per la prima volta a Rotterdam nel 2004, è dedicata alla narrazione dell’attacco al World Trade Center dell’11 settembre 2001: avvalendosi di svariate risorse micro-telecamere, scenografie in miniatura, fantocci di cartapesta, recitazione teatrale gli autori costruiscono in scena le animazioni che vengono montate e proiettate in tempo reale sullo schermo che sovrasta il palco, offrendo agli spettatori contemporaneamente l’accesso al racconto di finzione l’evento mostrato dal punto di vista di attentatori e vittime, dove l’osservatore è installato nei due interni strutturalmente inaccessibili alla visione, lo spazio dell’aereo e linterno delle torri e alle modalità di costruzione della rappresentazione stessa.
A nostro avviso l’interesse del lavoro non si situa tanto a livello tematico l’ennesima riproposizione dell’evento traumatico che nel 2001 ha sconvolto l’emisfero occidentale declinata in versione parodistica e non si esaurisce nell’evidente gioco meta-teatrale che scopre dichiaratamente le regole del proprio farsi, ma racchiude una riflessione meta-discorsiva sul ruolo svolto dagli stereotipi narrativi prodotti e messi in circolazione dai testi filmici nell’elaborazione di eventi traumatici che affettano la collettività. Comè stato abbondantemente sottolineato da più parti, l’attacco alle due torri è stato prefigurato all’interno della produzione hollywoodiana cosiddetta catastrofista, delineando una singolare collisione fra generi finzionali, racconto mediale e percezione collettiva. Di fronte alla perentorietà con cui limmagine dell’attacco reiterata per mesi su schermi televisivi e pagine dei giornali ha assunto valore di auto-evidenza e trasparenza assoluta, di passaggio non mediato dall’evento alla sua immagine, l’operazione degli Hotel Modern che di quelle immagini presentano il rovescio, il luogo inaccessibile alla cognizione sembra riflettere sul ruolo di filtri traduttivi assunto dai cliché narrativi di fronte a un evento inaccessibile all’esperienza diretta.
L’analisi si concentrerà principalmente sul livello figurativo dell’animazione proiettata, nell’ipotesi che i tratti di ambivalenza e incompiutezza manifestati da attori e ambienti gli edifici che mimano l’architettura urbana restano riconoscibili come contenitori di succhi di frutta o semplici scatole in cartone, i fantocci di cartapesta che fungono da attori sono appena abbozzati che stridono con la spettacolarizzazione e leffetto di coinvolgimento patemico veicolati dai contenuti messi in scena, siano omologabili, sulla dimensione cognitiva, al processo necessariamente incompiuto di dar forma all’ignoto, all’inconoscibile, attraverso formule stereotipate che mancano loggetto, non arrivano a coglierlo come forma compiuta.

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