Intervento di Massimiliano Coviello al XXXVII convegno AISS “ARTI E POLITICA” (audio)

Di seguito riportiamo la registrazione e l’abstract dell’intervento di Massimiliano Coviello “Le forme del discorso politico ne Il Divo di P. Sorrentino” realizzato in occasione XXXVII convegno nazionale dell’Associazione Italiana Studi Semiotici (“Politica 2.0 – Memoria, etica e nuove forme della comunicazione in politica”) svoltosi a Bologna dal 23 al 25 ottobre 2009.

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

Quarta parte

Quinta parte

Abstract intervento

Dopo un lungo periodo di “disimpegno” dai temi politici e di rilevanza sociale che, in linea di massima, ha caratterizzato il cinema italiano tra gli anni ottanta e gli anni novanta assistiamo a un periodo di “rinascita” caratterizzato da un rinnovata necessità di confrontarsi con avvenimenti storici e fatti di attualità molto dibattuti dall’opinione pubblica e non ancora “assimilati” dal corpo sociale. Tra i fautori di questo nuovo fermento che si sta producendo nel cinema italiano contemporaneo vanno annoverati diversi registi tra cui: Marco Bellocchio (Buongiorno, notte del 2003), Nanni Moretti (Il caimano, 2006), Emanuele Crialese (Nuovomondo, 2006), Matteo Garrone (Gomorra, 2008), Paolo Sorrentino (Il Divo, 2008). Sarebbe un errore considerare l’impegno sociale e l’importanza etica di questi film solo sulla base di un realismo tematico (il terrorismo, i fenomeni migratori, il crimine organizzato, la commistione tra criminalità e politica, ecc.) e quindi tralasciando le modalità di rappresentazione e il discorso formale che le singole opere mettono in gioco. Pur condividendo l’interesse di critica e di pubblico che questi film hanno ricevuto, l’obiettivo del presente lavoro è quello di indagare, attraverso gli strumenti della semiotica strutturale, le modalità di costruzione e di rappresentazione del discorso politico concentrandosi su un singolo testo filmico.
Il Divo (2008) sfrutta differenti modalità di testualizzazione della storia politica italiana con l’obiettivo di riattivare e rielaborare la memoria di eventi relativi al periodo di travagliata transizione dalla Prima alla seconda Repubblica. Soggetto privilegiato di questa “ricostruzione” è Giulio Andreotti (interpretato da Tony Servillo), uno dei principali protagonisti della storia politica italiana e rappresentante del più grande partito di massa, la Democrazia Cristiana. Per questo motivo, l’analisi si concentrerà sulle strategie di rappresentazione del “corpo del capo” e di spettacolarizzazione delle vicende che lo hanno coinvolto. A livello diegetico, non assistiamo alla pedissequa riproposizione di eventi ed esistenti, né ad una loro ricostruzione con il solo obiettivo di valutare le colpe o smascherare presunti colpevoli. In altre parole, Il Divo costruisce il suo discorso sulla storia politica italiana attraverso una messa in discussione costante dei testi che la hanno precedentemente veicolata o che ne erano parte integrante, in una tensione costante tra documentazione e rilettura di un passato traumatico. È il caso emblematico degli inserti audiovisivi in cui si “dà voce” alle lettere scritte da Aldo Moro durante la sua prigionia ad opera delle Brigate Rosse. Il film ne modifica in parte il contenuto e mostra gli effetti patemici sui soggetti politici a cui queste erano indirizzate.
L’analisi si concentrerà inoltre sui modelli figurativi e sulle strategie narrative del monologo/confessione di Andreotti; la sequenza è un vero e proprio metadiscorso in cui emerge come la modalità del potere sia il valore centrale, se non l’unico, nella costruzione del discorso politico.

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