“L’immagine al passato nel cinema contemporaneo. Il caso Bellocchio” di Armando Andria

Nell’opera di Bellocchio infatti è facile riscontrare la ricorrenza e la centralità di vere e proprie interferenze mediali, quale principale strumento di narrativizzazione del passato: interventi, cioè, dentro il corpo diegetico del film, provenienti da fonti altre, e quindi referenti di istanze e linguaggi differenti. Marco Dinoi in Lo sguardo e l’evento ha provato a darne una classificazione (riferendola ovviamente all’audiovisivo in senso generale, non solo a Bellocchio), giungendo a distinguere tra inserti, prelievi e innesti.

Questi documenti (tali sono a tutti gli effetti) fanno corpo con le immagini manifestamente finzionali del testo filmico, acquisendo, nel rapporto con esse, valori e sensi di volta in volta differenti: il montaggio cinematografico lavora sul documento e ne riformula radicalmente la funzione e persino la sostanza.
Vincere segna in questo senso un’altra tappa della sperimentazione bellocchiana sulla messa in scena della memoria.

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